LA MOSTRA

Mantova F.C. - 100 anni insieme

29 Marzo - 8 Maggio 2011

Fruttiere di Palazzo Te

 
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S.Siro : grana museo PDF Print E-mail

MILANO. Il 5 Gennaio ha compiuto dieci anni. Ma tutto quello che il Museo di San Siro ospita e mostra a migliaia di visitatori, di anni ne ha molti, molti di più.

Ci sono Coppe, maglie, palloni, scarpe. In una parola: ricordi. In un’altra parola: cimeli. E che si chiamino ricordi, oppure cimeli, comunque non si possono nè sfrattare, nè cancellare. Sarebbe un’offesa alla storia, alla memoria, al trascorrere inesorabile del tempo. Sarebbe un’offesa a chi, quegli oggetti, li ha minuziosamente collezionati, in decenni di infinita passione, investendo somme anche importanti nelle aste internazionali o cercando grandi affari nei piccoli mercatini rionali. E sarebbe un’offesa anche a chi, quegli oggetti, li ha cortesemente donati, rimanendone tuttavia proprietario perché appartenenti a un parente, a un fratello, a una persona cara. Il museo di San Siro, che secondo una recente ricerca del Comune di Milano è, per numero di visitatori, il quarto più frequentato della città ( quest’anno batterà ogni record precedente con oltre 60mila presenze), sta vivendo un momento di grande incertezza. Con il rischio, se non si metteranno a posto le cose, che entro breve possa addirittura chiudere i battenti. Facile intuire il danno di immagine che ne avrebbero le due società, Inter e Milan, ma anche la stessa città di Milano. Attualmente, il Museo rappresenta, all’interno dell’impianto ( tutto lo stadio è gestito dal consorzio SanSiro 2000, una società costituita ah hoc da Milan e Inter, che di conseguenza ha anche la supervisione del Museo) l’unica struttura che è davvero sempre aperta, e che dà vita, almeno in parte, a quel progetto di stadi che siano in grado di vivere durante tutta la settimana e non solo in prossimità dell’evento agonistico. Il museo di San Siro, unico esempio in Italia di museo all’interno di uno stadio, è preso d’assalto soprattutto nei mesi estivi, mèta ambitissima di tanti stranieri: giapponesi, ma anche inglesi, spagnoli e olandesi ansiosi di vedere quei cimeli che appartengono sì alle grandi epopee dell’Inter e del Milan, ma anche ai più grandi avversari che Inter e Milan hanno affrontato in una storia centenaria. Da qualche settimana, ad esempio, è evidenziata la maglia di George Best, in ricordo della sua recente scomparsa, ma ci sono anche quella di Pelè e quella indossata da Di Stefano a Vienna nella finale persa contro l’Inter. E di quella gara c’è pure il pallone. Solo i trofei della bacheca centrale sono di proprietà di Inter e Milan. Cinquecento metri quadrati che comprendono anche una sala cinema, in cui scorrono immagini di Inter, Milan e dello stadio San Siro, e una sala statue, dove sono raffigurati, a grandezza naturale, ventiquattro tra i più grandi campioni delle due squadre di Milano. Ma tutto questo adesso, passa in secondo piano: conta, invece, lanciare l’allarme sul futuro di questo Museo, inaugurato il 5 gennaio del 1996 per iniziativa di Onorato Arisi che lo ha creato con i cimeli della sua collezione privata e che lo ha poi arricchito con altre acquisizioni personali o con donazioni. Ancora oggi, con la sola eccezione delle Coppe esposte nella bacheca centrale, messe a disposizione dal Milan e dall’Inter, tutti gli altri oggetti appartengono ad Arisi o gli sono stati personalmente affidati. Pare che, per il futuro, il Consorzio San Siro abbia nuove idee, sulla gestione del Museo, da affidare ad una nuova struttura. Ma senza Arisi, quel Museo non potrebbe più esistere. Per il semplice motivo che la maggior parte dei cimeli verrebbe portata via dal suo legittimo proprietario.
 
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